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Estlalia - Estonia, Lettonia, Lituania.

 

paesi baltici

Estlalia, in principio era un nome. E alla fine un nome è rimasto. Una sigla, dalla cui fonica malìa sarebbe stato difficile sottrarsi, se avesse vinto quel progetto di costruire una entità politica sovranazionale, per riunire insieme le Repub­bliche della costa orientale del mar Baltico, che pure fu espresso all'inizio della protesta identitaria baltica. Estlalia avrebbe dovuto proporsi e porsi sulla scena europea al posto di Eesti (Estonia), Làtvija (Lettonia) e Lietuvà (Lituania) come un nuovo soggetto statale molto simile al Benelux. Ma l'idea federale si smarrì assai presto nel groviglio di eventi e delle le scelte politiche di segno nettamente diverso che poi caratterizzarono la protesta baltica. E oggi ben pochi si rammentano di Estlalia...
Sulla scia sonora e unificante di quel nome nuovo di zecca, rimasto ormai senza referente alcuno sulla scena politica, risuona invece più forte la cantilena ora allitterante e ora assonante: Lituania, Lettonia, Estonia che negli anni Novanta del secolo scorso abbiamo tutti reimparato.

Infatti, già molto più che non soltanto ieri, oggi le tre realtà nazionali della costa orientale del mar Baltico si dipanano sotto gli occhi del visitatore nella loro composita diversità linguistica, culturale e ...turistica. E ciò avviene a dispetto di tutti quei buoni motivi, soprattutto storici, geografici e geopolitici, che pure nel corso del tempo le hanno a più riprese collegate sotto la comune etichetta di “Paesi baltici”.
Non è questa la sede per interrogarci a fondo sul valore attuale delle “piccole patrie”, né sulle capacità effettive che queste in particolare hanno di resistere a colonizzazioni economiche e culturali provenienti dall'esterno. Pure non si vuol tacere che si assiste con un misto di rammarico e preoccupazione allo svanire dei progetti globali e panbaltici che avevano animato gli inizi della protesta identitaria esplosa nel triennio 1989-1991. E la vista dei nuovi confini - è vero - molto meno insuperabili di quello sovietico - in cui ci s'imbatte fra Lituania e Lettonia, fra Lettonia ed Estonia, oppure la ripresa della vecchia e intramontabile politica degli accordi bilaterali, hanno lasciato in bocca un sapore d'amaro e nella mente un senso d'antico. Hanno rinsaldato l'impres­sione che nella storia recente di questa regione d’Europa qualcosa avrebbe anche potuto andare diversamente. Dal 1° maggio 2004 Estlalia, tutto il Baltico orientale, è entrato a far parte dell'Unione Europea.
Pure il mondo baltico resta insieme “uno e trino” e non è sempre semplice spiegare a un pubblico non specialistico cosa propriamente s'intenda con questo dire sibillino. E ciò avviene perché sia dell'area baltica intesa unitariamente, sia dei tre Paesi che oggi occupano la costa orientale del mar Baltico si è avuta generalmente nel mondo occidentale assai scarsa conoscenza, salvo per coloro i quali - in Italia ugualmente pochi - si sono occupati per studio di questo “dominio filologico”.

Allora ci si proverà a spiegare come già ieri e ancora oggi si possa guardare all'intero mondo baltico come a una comunità culturale in senso lato. Infatti, per quanto specialmente oggigiorno i Paesi baltici presentino differenze ben marcate, essi sono intimamente legati dal sottofondo di un medesimo paesaggio naturale e dai fili di tante comuni vicende storiche. Essi sono sempre stati partecipi insieme dei grandi eventi della storia europea e delle stesse temperie culturali.

 
Sintesi storica comune
carta

In queste terre già nell'Evo antico, anteriormente all'introduzione del Cristiane­simo, v'era una comunità di diverse etnie, lingue e culture caratterizzata da un comune elemento religioso pagano. Poi furono le lunghe lotte secolari per resistere all'evangelizzazione interessata e minacciosa delle loro libertà portata dall'Ordine Teutonico ad allearle contro il comune nemico; poi l'adesione ovvero reazione alla Riforma; le guerre contro l'insorgente potenza della Moscovia per il controllo sui territori orientali; la nuova resistenza contro le mire espansionistiche successivamente di Svedesi, Polacchi e infine Russi; finalmente, il lungo risorgimento nazionale maturato per tutti e tre i popoli soltanto all'inizio del Novecento. Anche l'indipendenza per i tre Paesi baltici sopraggiunse quasi contemporaneamente dopo la prima guerra mondiale, ma a seguito degli accordi contenuti nel patto Molotov-Ribbentrop siglato fra la Germania di Hitler e l'URSS di Stalin, verrà precocemente interrotto dall'affermarsi della nuova supremazia russa, divenuta intanto sovietica, sui loro territori sovrani.

A questo complesso insieme di ragioni storiche e culturali si è aggiunta alla fine degli anni Ottanta la stessa determinazione che unì Lituania, Lettonia ed Estonia nel perseguire un comune obiettivo politico: l'eliminazione delle ultime colonie d'Europa, ossia la restaurazione dei loro stati indipendenti. Sono queste soltanto alcune fra le ragioni per cui, nella lunga durata, l'appartenenza culturale all'Europa di queste nazioni ha favorito, che piaccia o no, l'affermarsi in queste terre e fra questa gente di un sentimento di “ultimo bastione” dell'Europa che ha resistito, anzi si è persino rafforzato, durante l'epoca sovietica; in questi anni recenti le tre Repubbliche baltiche hanno mantenuto ed acquisito un più elevato tenore di vita, ma hanno subito una forte alterazione del loro assetto socio-economico e del loro tessuto etnico. Infatti, in seguito ai disegni politici di russificazione messi in atto dal centro moscovita hanno avuto luogo massicce immigrazioni di cittadini di nazionalità soprattutto russa. Le migliaia di Russi che negli ultimi decenni vi si sono trasferiti hanno senz'altro subito l'attrazione di questo cosiddetto “Occidente sovietico”, etichetta cui corrispondeva una realtà non solo geografica, ma anche economica, culturale, architettonica.

 

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